SÀPERE AUDE

Il sistematico ricorso che si fa in quest’epoca in grande sommovimento tecno-scientifico alle etichettature come ad esempio no-vax, finisce per mettere al centro invece dei contenuti spesso di grande complessità, l’insieme banalizzante delle metafore, delle marginalità come fossero le risorse primarie dell’innovazione, delle estreme semplificazioni che sfumano poi anzitempo in luccicanti flop che ci lasciano orfani delle essenze. Ebbene tutto l’elenco di termini ricorrenti nella politica e nella comunicazione dei media, giornalisti compresi che ne facilitano la diffusione, da pseudoscienza a congiura dei somari a il vaccino non è un’opinione a termini sprezzanti e neologismi inutili come terrapiattisti rendono il panorama della scienza autentica inquinato proprio da chi vorrebbe spendere il termine scienza contro ciarlatani. In questo modo il tavolo della discussione, fatto delle diversità di teorie scientifiche, del ventaglio delle ipotesi, delle singolari esperienze cliniche, che costituiscono il pane della mensa, è sparecchiato. Quando, facendo invece degli esempi di un uso corretto di termini che potrebbero informare, si potrebbero portare dati probanti e su questi convincere della bontà delle ricerche, pur nei limiti di approcci che richiederebbero ulteriori evidenze che necessitano per questo di essere discusse e non rimosse. Come ad esempio quelle che si riferiscono all’individuazione del rischio minore nel vaccinare (Eugenio Serravalle), di un futuro creato dall’uomo in grado di cambiare il corso dell’evoluzione (Helena Curtis), del fatto che l’obbligatorietà non è una misura dell’importanza di un vaccino (Rino Rappuoli), dell’effetto gregge per singoli vaccini (Paolo Bellavite), dell’approccio con strumenti statistico-matematici avanzati per tracciare possibili limiti di soglia nella diffusione di malattie infettive (Giuseppe Gaeta), della strumentazione matematica più efficace per la descrizione della dinamica dei sistemi alla quale la biologia dei vaccini appartiene e il cui approntamento è ancora lontano dal suo concretizzarsi (Bertuglia-Vaio).

L’argomento dell’obbligatorietà è centrale nella discussione sui vaccini, ho provato a farmene una ragione ragionevole. E anche se per affrontarla non c’è quel tavolo di discussione auspicato al quale possano partecipare anche medici radiati dall’albo, penso valga la pena di partire da quanto dice Roberto Burioni nel suo libro La congiura dei somari edito da Rizzoli nel 2017. Quanto si dice a p. 147 (detto in sintesi) è condivisibile: «chi studia, sa; chi non studia, non sa. Aprire un libro e sudarci sopra permetterà di apprezzare la scienza intesa nel suo significato più vero e più profondo che è quello della conoscenza». Fate non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza. «Lo studio», prosegue, «è ancora importante, anzi imprescindibile… e i computer sono fantastici … ci fanno sentire vicini a persone distanti… ma per quanto potenti, non ci possono ancora insegnare a distinguere la bugia dalla verità». E poi nelle pagine seguenti sotto il titolo Le sciocchezze sui vaccini vengono elencate quattro sciocchezze che sono tutt’altra cosa da quel che è stato detto prima sugli argomenti cruciali della ricerca del minor rischio, del cambiamento evolutivo portato dall’uomo, dell’obbligatorietà che non è misura dell’importanza di un vaccino e della difficoltà statistico-matematica a stabilire soglie per impedire il contagio. Tutte cose che richiedono lo studio di parecchi libri a livello universitario, pur rimanendo sempre un po’ somari. Fuori dalla grotta/scomparsa l’ombra/luce tagliente/del deserto solare/distacco totale/tra dune sassose/unico fraterno/raglio d’asino. (in Scirocco del pellegrino, Anonimo, secolo XV). Delle quattro sciocchezze si può dire che si è sostanzialmente d’accordo: che si ammalino anche i vaccinati, che dieci vaccinazioni possano coesistere una volta che si sia stabilita la pressione epidemica in un certo luogo e in un certo tempo e previa anamnesi e altre misure idonee a non suscitare reazioni avverse, che le malattie non scompaiono da sole e che in certi casi, dalla rabbia al morbillo, vi possa essere necessità a vaccinare e infine che nella somministrazione di vaccini non venga iniettato un virus o un batterio, ciò che potrebbe rendere contagioso chi è stato vaccinato, ma solo pezzi dello stesso virus.

Già qualche anno fa scrissi una lettera al Giornale di Brescia nella quale auspicavo di non escludere i bambini da scuola se non vaccinati. E, rispetto a quel che stava maturando riguardo alla obbligatorietà di vaccinare non escludere voci dissonanti di medici e invece chiamarli a discutere della questione vaccinale. L’esito del mancato percorso suggerito fu la legge 119 del 2017 e una serie di provvedimenti punitivi al contorno: radiazione dall’albo, obbligo di vaccinare con esclusione dalla scuola dei più piccoli come odiosa e ripugnante sanzione per chi non adempie, possibilità di monetizzare l’inadempienza per i più grandi atta a contemperare diritto allo studio e diritto alla salute: chi paga può non vaccinarsi. Una contorsione giuridica inaudita.  Lo stesso Burioni a p 113 del libro citato dice che «la legge è imperfetta perché sfuggire all’obbligo pagando delle sanzioni non va bene». L’auspicio a guardare oltre confine per vedere come si comportavano e si comportano tuttora altri popoli quando devono vaccinare o meno i propri figli cadde come corpo morto cade. Se leggiamo un libro della Zanichelli molto istruttivo scritto da Rappuoli-Vozza sui vaccini nell’era globale, scopriamo nelle conclusioni che l’obbligatorietà a vaccinare è un’azione anacronistica e sconsigliabile. Così anche altri medici e ricercatori, alcuni premi Nobel, mentre confermano il valore del vaccino, ritengono l’obbligo a vaccinare una strada da non percorrere, ed è su questo che occorre discutere. Per farlo bisogna prima di tutto sgombrare il campo dalle etichette del tipo pro-vax, no-vax e nello stesso tempo, per un argomento così impegnativo e delicato, parlare fuori di metafora e spiegare subito quali possono essere i punti in discussione, del tipo: cosa si intende per effetto gregge; quali fondamenti statistici e matematici stanno alla base di questo concetto che è molto importante per capire come si manifesta la solidarietà in questo campo; quali problemi possono emergere nel tema sulla salute che richiedono un ordine di priorità e scoprire magari che la pratica vaccinale deve intervenire non con obblighi e azioni di massa ma con un orientamento alla medicina molecolare, personalizzata, concordata nel rispetto del rapporto primario fra pediatra e famiglia. Un approfondimento di tutto quanto detto si trova nel libro Fuori dal gregge, http://www.vogliamopossiamo.org

L’orientamento è quello dell’integrazione dei saperi, di cercare la condivisione delle possibili soluzioni di fronte situazioni che solo partecipando, discutendo, ascoltando e non radiando ed etichettando permettono di far fronte alle complesse problematiche che la pratica vaccinale presenta nell’attuale era globale. Una di tali problematiche di cui si potrebbe discutere è quella relativa alla scoperta del ciclo di isteresi, un modello ben noto in fisica, nell’atteggiamento delle persone verso la vaccinazione quando la copertura vaccinale subisce un calo per la mancanza di fiducia nella sicurezza dei vaccini. False notizie allarmistiche come epidemie o addirittura pandemie che poi si rivelano infondate possono far crollare la fiducia nelle vaccinazioni creando grande confusione che richiede poi un lungo processo informativo e formativo di lungo periodo. Il ciclo di isteresi è il fenomeno fisico per cui un sistema reagisce in ritardo all’eliminazione di una forza che agisce su di esso, e quindi continua per un certo tempo a comportarsi come se quella fosse ancora presente.

Identificando l’effetto dell’isteresi sulle vaccinazioni, i ricercatori sperano che i responsabili della sanità pubblica possano progettare campagne che aumentino i tassi di vaccinazione volontaria, in particolare promuovendo la vaccinazione come comportamento altruistico approvato dalle norme morali e sociali.
Le dinamiche di imitazione sociale della vaccinazione possono mostrare cicli di isteresi. Qui è mostrato un ciclo di isteresi relativo a focolai di morbillo e di altre malattie infantili in Europa e Nord America. (Cortesia Feng Fu d Xingru Chen). Il quadro, osservano i ricercatori, si applica anche ad altre vaccinazioni.

http://www.lescienze.it/news/2019/01/10/news/recupero

Nonno Pier

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