Autismo, malattia fantasmatica

Autismo malattia fantasmatica e fallacia della correlazione negativa vaccino-autismo

L’autismo è fondato sull’ideologia del Gemüt: Gemüt come sensibilità; meine kleine Tochter hat ein sonniges Gemüt – la mia bambina ha un carattere/una natura solare-sensibile. Insomma si tratta di un termine, quello del Gemüt, assolutamente vago e tendenzioso per dire che alcuni individui vanno eliminati perché sono troppo sensibili. (La sindrome del pediatra viennese Hans Asperger, assorbita poi nella generica definizione di autismo, fu pretesto per consegnare bambini cosiddetti sensibili, affetti da Gemüt, all’apparato nazista nelle tristi vicende del Terzo Reich). L’informazione di grande rilievo storico, medico e scientifico sta nel saggio scritto da Edith Scheffer ricercatrice all’Istituto Studi europei  dell’Università della California edito in Italia da Marsilio col titolo I bambini di Asperger. L’autismo è vago come lo fu l’isteria che poi rilevò molti stati patologici diversi (schizofrenia, epilessia, sifilide, depressione, ansia ecc.). L’autismo è dunque ad oggi una definizione-ombrello per diverse condizioni sociali, umane, psicologiche, fisiche, che fra qualche anno corrisponderanno a diagnosi, se di diagnosi si tratterà, diverse e senza una base comune. I bambini (ma solo loro?), con diagnosi di autismo oggi possono avere ben poche cose in comune fra loro.

La negazione dunque che i vaccini possano essere causa di autismo è come negare che qualcosa è causa di nulla. E se su tale considerazione si procede poi  a radiazioni, ad abiure, ad anatemi, si finisce per praticare forme  religiose più che agire in base a principi scientifici. E pensare che su tale negazione, istituzioni scientifiche di massimo grado hanno costruito una liceità dell’uso dei vaccini in termini generici del tipo “i vaccini non si discutono, non è materia di cui farne una discussione democratica” e altre simili dichiarazioni. Come se l’unico impedimento al loro uso fosse dato, in ultima analisi e in realtà, da una cosa inesistente.

Siccome non esiste alcuna correlazione o nesso di causalità fra somministrazione di vaccino e autismo, cioè fra vaccino e il nulla, ci si chiede allora e adesso che valore farmacologico abbia il vaccino! E non si nega con tale conclusione, ovviamente, che il vaccino o meglio l’insieme differenziato dell’offerta vaccinica, in generale, lo abbia! La probabilità invece che i vaccini siano non la causa dell’autismo, ma la fonte di una estrema variabilità di nosografie e nosologie  e quindi di stati patologici che potrebbero emergere allorché la definizione-ombrello venga chiusa (perché non piove alcuna epidemia o ne piove una molto specifica in uno spaziotempo definito), potrebbe aprire nuove vie di ricerca mirate a stabilire quale vaccino eventualmente possa essere causa di quale reazione avversa che possa ascriversi a una precisa patologia che a tutt’oggi però ancora non è identificata quando parliamo di autismo. Quindi tutte le semplicistiche assunzioni quali: il vaccino non è causa di autismo, non più da antigene a gene ma da potenziali insiemi di antigeni a interi genomi, limiti generici per tutti i vaccini tali da configurare soglie di sicurezza di effetto gregge … assomigliano molto al Gemüt, e impediscono al contrario di intraprendere percorsi di vera e fondata ricerca scientifica alla quale anche i vaccini, dalla produzione alla somministrazione, devono sottostare in giustificazione di prove inoppugnabili di fondatezza scientifica.

Se l’autismo è una vaghezza come lo fu l’isteria, la probabilità che i vaccini siano non la causa dell’autismo ma invece la fonte di una variabilità estrema di stati nosografici non andrebbe sottovalutata. Venendo a mancare i poli di riferimento (poiché l’autismo non esiste in sé), ci si chiede a fronte di svariati malesseri più o meno gravi, più o meno duraturi, se non siano i vaccini la causa di questi. Si aprono prospettive di ricerche mirate, articolate e complesse in cui gioca un ruolo attivo la transitività vaccino-malattia-efficacia-rischio.

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