Eticamente Scorretto

Sillogismo della Reverse Vaccinology
Cos’è un sillogismo e cos’è la Reverse Vaccinology

Sillogismo: fondamenti di logica

  • Tutti i grandi scienziati sono laureati.
  • Alcuni atleti professionisti sono laureati.
  • Perciò alcuni atleti professionisti sono grandi scienziati.

Ovvero:

  • Ogni P è M.
  • Qualche S è M.
  • Qualche S è P.

E inoltre

  • Tutti gli artisti sono egoisti.
  • Alcuni artisti sono poveri.
  • Perciò alcuni poveri sono egoisti.

Ovvero:

  • Ogni M è P.
  • Qualche M è S.
  • Qualche S è P.

Come si vede la forma di un sillogismo può essere descritta fissando il modo del sillogismo stesso. I sillogismi possono essere diversi nella forma, a seconda della posizione del termine medio.

La struttura del sillogismo (per informarsi sull’argomento vedi l’ottimo testo, anche se vecchio, di Irving Copi del 1964, Introduzione alla logica, il Mulino, Bologna), si articola, in questo caso, ortograficamente in tre proposizioni di natura logica chiuse da un punto e virgola; si premettono ipoteticamente due congetture nelle forme SE e la terza nella forma ALLORA. La potenza del sillogismo è data dal modo in cui è costruito in buon senso e prudenza delle affermazioni, ma dove ogni parola e costruzione del periodo possano essere indipendentemente controllate senza precludere una autonomia di giudizio in chi legge secondo i parametri di efficienza (brevità e incisività, detta anche coerenza), efficacia (dice quel che si voleva dire, detta anche validità).

Reverse Vaccinology: il futuro della sperimentazione vaccinale globale

Reverse vaccinology è l’arte di fare i vaccini a rovescio. Non procede più da un antigene a un gene, ma si parte dall’intero genoma per individuare tutti gli antigeni possibili. Il numero di antigeni che si identifica in questo modo è di diversi ordini di grandezza superiore, innescando quindi processi di complessità (ndr). La Reverse Vaccinology introduce inevitabilmente procedure di grande complessità. (Per informarsi sull’argomento vedi il piccolo testo ben costruito di Rino Rappuoli e Lisa Vozza del 2009, I vaccini dell’era globale, Zanichelli, Bologna).
Detto questo costruiamo il sillogismo che può stare alla base di una nuova area di studi, l’Algocrazia, ovvero il potere degli algoritmi.
Se è vero che la Reverse Vaccinology è misconosciuta anche ai medici (come appare da una clip del film Una Popolazione Fuori dal gregge) ed è tale perché – facciamo un breve riassunto – il processo bioinformatico che la sostiene utilizza modelli matematici riferibili al tema della complessità per il quale non esiste tuttora un approccio e strumenti adatti a trattare compiutamente questo tema.

  • Vedi i limiti dell’Analisi matematica e della possibilità stessa di formulare i così detti Problemi ben posti di fronte ai fenomeni caotici.
  • Inoltre perché la materia fa parte di una specialità poco comunicata e che non può facilmente essere declinata a livello clinico.
  • E ancora perché non esiste una descrizione dei passaggi algoritmici per processare e rendere esplicita l’evoluzione futura delle azioni intraprese in quanto tale descrizione risulta estremamente sensibile alle condizioni iniziali, problema di Cauchy);

Se è vero che alla base delle tecnologie attuali di produzione dei vaccini si fa riferimento alla RV allora la pratica vaccinale attuale ricade in una prassi nella quale i ponti necessari per le applicazioni terapeutiche non sono costruiti in comprensione, conoscenza, applicazione, interpretazione, efficacia e sicurezza. Quindi tale pratica assume il valore e il carattere di una sperimentazione; mentre alla sperimentazione stessa si riconosce il suo fondamento scientifico come fase del metodo per la verificazione di un’ipotesi nella misura in cui è replicabile, trasparente oltre ad altri canoni tipici che ogni sperimentazione deve rispettare.

In buona sostanza l’assumere una tecnologia i cui fondamenti sono tuttora in itinere, significa che nel migliore dei casi l’operazione di vaccinare basata sulla Reverse Vaccinology che prelude alla estensione di molti vaccini su un segmento specifico di popolazione, può essere assunta, nelle sua messa in opera, solo come pura ipotesi e perciò applicabile esclusivamente a cavie di laboratorio.

L’eventuale verifica (o se si vuole falsificazione popperiana) dell’efficacia e della sicurezza formulata nell’ipotesi potrebbe rientrare nel novero di una sperimentazione lecita ed esperibile. Ma non è più lecita ed esperibile quando investe una popolazione umana. È sì una sperimentazione ma non è lecita. Perciò non è esperibile. Non si nega la validità della sperimentazione come modo di fare scienza, si nega la sua liceità se operata in condizioni in cui la sperimentazione cessa di essere tale e diventa un solo un buona presunta intenzione.

Il vulnus quindi di un provvedimento che estende una pratica sostanzialmente sperimentale a parte di una popolazione umana appare chiaramente nella sua vera dimensione di una ferita inferta nel momento in cui si vorrebbe far credere alla bontà di un’azione. E fondatamente nel suo uso improprio come un’azione sbagliata di profilassi in un mondo che presenta ben altre emergenze sanitarie che richiedono la priorità.

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