Lettera ad Ambra

Ho guardato i DVD de Il ragionevole dubbio e Una Popolazione Fuori dal gregge. Mi sono piaciuti molto. Tutti e due. Diversi, ma legati – mi sembra di capire – da un comune denominatore che fa da sfondo alla narrazione: la responsabilità genitoriale. Mi ha colpito quel che già sapevo ma che ho potuto cogliere sotto una luce nuova nell’impostazione data dalla regia: viene detto come i figli non siano proprietà né dei genitori né di altri. Essi sono intrinsecamente liberi. E la loro naturale libertà andrebbe e va protetta. In particolare i genitori devono proteggere e custodire lo slancio che i figli hanno verso la libertà, un tratto che probabilmente ha un fondamento genetico o meglio epigenetico. Questa potrebbe essere la vera responsabilità genitoriale. Essa mi è apparsa, grazie alla visione dei filmati, come basilare per l’intera società: se i figli sono educati alla libertà, lo saranno, con un feed-back, anche i genitori stessi. E, smentendo un noto assioma di Arrow, lo sarà anche la società dove quei genitori estrinsecano le loro molteplici azioni nell’arco della loro vita. Arrow fu un premio Nobel per l’economia nel 1972 (che in realtà è un premio alla matematica). Egli afferma – riassumendo al massimo – che la somma delle singole domande individuali di un bene o di un servizio non è condizione sufficiente per determinare la domanda globale di un sistema; è un teorema di impossibilità. (È affascinante riscoprire come un bel concetto della matematica, quello di Integrale, contenga lo stesso dilemma di impossibilità, che, nel caso dell’integrazione, viene risolto con una costante aggiuntiva, come a confermare che il tutto è ben più grande delle parti che lo costituiscono). Perché, quando si parla di responsabilità, entra in gioco, l’etica, il sentimento, l’immaginazione, che non possono far parte di un paniere di beni. È altro rispetto alla materialità di un contenitore. Questo è però, quell’aggiunta che potrebbe rendere possibile l’impossibile. I filmati dicono questo a mio avviso e lo si può apprezzare osservandoli come un documento, una testimonianza, un racconto scientificamente fondato, anche se si può discuterne. Anzi i filmati sono portatori di discussione e quindi aperti, come lo è la scienza, al contributo critico delle cose dette.

Da qui, in un vortice che si allarga progressivamente, entrano nell’ Officina del racconto (i filmati mi hanno impressionato per la loro formicolante dinamica che necessita della presenza di un lettore attento e visionario che possa completare quel che si sta dicendo e prospettando, e questo è un grande merito del prodotto in termini di comunicazione, per il quale va bene il termine officina), entrano in scena una serie di elementi e considerazioni molto ben correlate all’emergere lento e inesorabile di un ragionevole dubbio, che nasce spontaneo e si consolida man mano il filmato scorre. Le interviste sono belle, piacevoli, chiare. L’esito è quello di un convincimento: ogni individuo è tale, cioè non è tanti, e ha bisogno, per la sua crescita, che gli venga riconosciuta la sua singolarità, soprattutto la sua singolarità salutare. Anche nel filmato Una Popolazione Fuori dal gregge si sviluppa un percorso analogo, ma più con un taglio giuridico e sociale; mentre ne Il ragionevole dubbio il taglio è più tecnico e medicale.

Ho passato, con qualche pausa, una mattinata piacevole a vedere i due filmati e mi sono chiesto se c’era, e di che tipo eventualmente, una relazione di propedeuticità, o di complementarità o succedanea o di coincidenza o altro come la famosa seconda puntata… Perciò li ho riguardati. Mi hanno colpito, confermando la prima impressione (forse anche perché conoscevo approssimativamente gli argomenti; ma mi sono chiesto quanti sanno di queste cose?), i passaggi dove si parla de (senza citare i nomi):

  • Le profilassi integrative (mi ricordo di una raccomandazione dell’OMS di qualche anno fa che suggeriva questo metodo integrativo e lo riteneva addirittura necessario in certi casi), come la Nosodes Therapy che si è dimostrata efficace e senza rischi;
  • L’osservazione che i virus (al plurale) del morbillo hanno una base a RNA e non a DNA, con quel che ne consegue in termini di estrema variabilità, il che comporta come conseguenza non banale una difficoltà di dominare o contenere la malattia con vaccini, ancorché mirati;
  • L’indebolimento del sistema immunitario nel suo complesso, se sollecitato da più fonti vaccinali, che gli richiede un enorme dispendio di energia per coordinare una difesa efficace;
  • L’emergere di nuove e più pervasive patologie non più infettive ma legate agli stili di vita e al contesto ambientale che possono avere più probabilità che non di essere gravi e predominanti anche per un contributo fuori controllo di pratiche vaccinali massive;
  • L’impatto, oggi non più eludibile, che possono avere le grandezze nanometriche nel concorrere a determinare stati patologici di cui gli stessi vaccini ne siano la causa o quantomeno siano ad essi correlati positivamente.

Potrei proseguire e così finire di ripetere poi, tutto quel che è stato detto, nei due filmati, rivivendone l’impeto emozionale che essi sono in grado di suscitare. Non ha importanza se io stesso ho partecipato a una piccola clip. Ho visto e ascoltato in posizione assonometrica, dall’alto, fuori campo. Credo (e anche questo del far maturare un credere fa parte dell’officina del racconto), che la diffusione dei due DVD potrà contribuire onestamente a far maturare quella responsabilità genitoriale (anche in chi, per quel che è stato detto, non è strettamente una genitore) di cui si ha tanto bisogno.

La lettera potrebbe finire qui, ma sono così tante le sollecitazioni che i filmati sono in grado di promuovere, che vorrei aggiungere anche quel che segue (forse la lettura che sto facendo del Don Chisciotte della Mancia mi sta condizionando. Considero il romanzo di Michele de Cervantes Saavedra un capolavoro delle aggiunte, della cucitura del racconto, di un bel vestito insomma per Homo sapiens).

Riguardando il lavoro fatto con Il ragionevole dubbio e Una Popolazione Fuori dal gregge, mi è venuta l’idea di contestualizzare le due opere, cercando di capire come esse possano contribuire a definire più precisamente quel che sta accadendo in questo mondo e non solo quindi nella questione dei vaccini e nel quale mondo le due opere in fondo sono calate. È chiaro che le cose lì dette vengono dalle vicende della nostra epoca. E dal modo come con esse ci relazioniamo, con i nostri stili, le nostre debolezze, le nostre domande che vorremmo non finissero nel vento. Già i filmati paventano questa possibilità e questo grido di avere risposte colpisce al cuore. Hilbert (un grande matematico del Novecento) diceva che dobbiamo sapere, anche se poi questo anelito di conoscenza è stato profondamente leso da Gödel (un altro grande matematico dello stesso secolo) che ha dimostrato l’impossibilità di avere risposte nello stesso sistema che ci dà gli strumenti di formulazioni delle domande. È come se, una volta fatte le giuste domande, ebbene le risposte stiano sulla Luna o in una lontana galassia.

Ma quel che è fonte certa sono i due filmati. In ogni caso essi ci appartengono, con i loro pregi e limiti. Ed è proprio partendo dai limiti che è possibile stabilire che più di così non si poteva dire.  E la validità estetica è dimostrata dalla numerosità degli aspetti toccati e dall’inesorabilità dei significati.

Non era possibile scandagliare una presunta epoca alla quale apparteniamo come specie biosociale e che taluni chiamano New Age o meglio un’epoca che esprime il pensiero di una nuova era. Ma tentare di riassumere, per capire meglio cosa muove oggi, in una società estremamente mutevole, forze concorrenti verso una deriva senza sintesi. Che poi è quel contesto più confuso che caotico e che rende difficile l’emancipazione genitoriale. E attraverso questa l’emergere di una nuova generazione consapevole dei propri diritti e dei doveri di solidarietà. In breve dunque, si assiste oggi a una sproporzionata dialettica tra gnosis e pistis. La prima, conoscenza che porta alla salvezza e la seconda, l’adesione incondizionata a valori che si esprimono nella fiducia. Il bello è che abbiamo bisogno di entrambi questi aspetti che possano tradursi in comportamenti coerenti. Mi sembra che i due filmati propongano o meglio non escludano questa lettura del contesto. In fondo la questione vaccinale è tutto fuorché semplice. In essa si rastremano, come in un’elica senza fine, scienza e società, salute e potere. Nel passare degli anni, senza ricordare corsi e ricorsi storici, appaiono tuttavia cose già viste e vissute: anche il potere che sembrava destinato alla pacifica democrazia – la Vexata quaestio vaccinale che i due DVD ci propongono lo dimostrano – tende a dissolversi in quel potere medioevale di cui ci parla Max Weber nelle sue opere più importanti. Ancora ci sono dei Principi e dei Vassalli, ancora suona il cannone. Il potere carismatico ritorna lasciando i genitori orfani di indicazioni. Se si prende atto che le lunghe catene che tessono le vicende umane hanno bisogno di un approdo fiducioso, di quel vero potere che sta scritto in ognuno di noi, allora si è fuori dal gregge.

Quando leggiamo quello che scrive Fritjof Capra insieme a diversi altri studiosi, molti di loro premi Nobel, come James Lovelock, David Bohm, Gregor Bateson, Rupert Sheldrake, Erwin E. Schumacher, Marilyn Ferguson che spaziano dalla fisica, all’antropologia, alla biologia, alla chimica e alla sociologia, ma prima di loro precursori del calibro di Marshall McLuhan, Werner Heisenberg, Robert Oppenheimer, Erwin Schroedinger e poi in campo educativo e pedagogico Rudolph Steiner e Maria Montessori e John Dewey, tutti costoro sono accumunati da quel che segue, quando si parla di fenomeni sociali e non solo, perché anche i fenomeni puramente fisici, in ogni caso, si basano sulla raccolta di dati e sulla loro interpretazione: “Gli scienziati che considerano il problema dei valori non scientifico e credono di riuscire a evitarlo tentano di compiere un’impresa impossibile. Ogni analisi dei fenomeni sociali libera da valori si basa sulla tacita accettazione del sistema dei valori attualmente vigente, sistema che costituisce automaticamente la base della scelta e dell’interpretazione dei dati”. Allora viene voglia di sciogliere il nodo gordiano dei vaccini, senza necessariamente tagliarlo. Perfino nelle cosiddette discipline dure, come la fisica, oggi, di fronte a quesiti ed enigmi profondissimi, si sente parlare di Nuova fisica, di nuova matematica atta ad affrontare i grandi temi della complessità, che necessitano tutti dell’uso di nuovi e potenti strumenti programmatori che però non sostituiscano il flusso degli eventi reali. Così tutti gli aspetti e i significati che emergono da Il Ragionevole Dubbio e da Una Popolazione Fuori dal Gregge trovano collocazione nella scienza autentica, quella che l’ematologo Paolo Bellavite chiama Scienza con la esse maiuscola. Essa contiene nel suo carnet, per assolvere alla sua missione, la dimensione etica che si estrinseca in tante responsabilità, quella genitoriale compresa. Il punto di svolta è percepibile se mettiamo a confronto i due aspetti chiaramente evidenti nei due filmati: gli approcci dell’obbligo da una parte e la validità del vaccino soggetta al consenso informato dall’altra, sono inconciliabili. La caratteristica di personalizzazione di ogni trattamento farmacologico impedisce ogni giustificazione che si presti ad essere un intervento massivo, che come tale non tiene conto della specificità personale. Se di una nuova era si vuol parlare come contesto storico della vicenda vaccinale con le sue leggi coercitive e l’opposizione all’obbligo, allora dobbiamo essere capaci di distinguere l’autenticità dei valori umani dall’imperfezione dei modi proposti per soddisfarli. In questo senso, i due filmati, suggeriscono la limpida spiegazione del valore dell’opposizione. Da questa ampia e articolata presa di posizione nel merito degli aspetti medico-biologici e giuridico-sociali, soggetti a una inesorabile convergenza di intenti, si capisce che la nuova era è una fase transitoria o intermedia tra l’attuale permanere di una visione patriarcale del mondo, newtoniana e cartesiana,  e una nuova epoca che però non ha trovato ancora una direzione di sviluppo dell’impresa scientifica. È evidente che la rilevanza del contesto richiede un approccio responsabile della discussione sulla scienza e vieta rigorosamente, scientificamente, ogni sorta di sperimentalismo sociale come quello che va configurandosi in una campagna di vaccinazioni di massa. La presa di coscienza di tutte queste cose dà sostanza a quella res pondus (saper pesare le cose con buon senso) che si riconosce nella qualità dell’assumere e dell’esercitare la responsabilità genitoriale.

Per me questo mi hanno comunicato i due filmati di Ambra.

Un abbraccio

Nonno Pier

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