Fabio Fazio e il virologo televisivo

Post integrale del Professor Bellavite che naturalmente ringraziamo di cuore per la consueta lucidità!

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Fabio Fazio e il virologo televisivo: come imbambolare gli ignari spettatori. Alcuni commenti alle dichiarazioni di Fazio e Burioni a “che tempo che fa” (RAI1) 7 ottobre 2018. Ci si limita alle prime battute, che sono quelle più caratterizzanti l’intervista.

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Fazio: Perché dobb…, perché “DEVONO” essere vaccinati i bambini?
Risposta: “Perché vaccinarsi non è un gesto di protezione individuale (come mettersi il casco in motocicletta) ma di responsabilità sociale. Come il non guidare ubriachi. Se le vaccinazioni non sono sufficientemente frequenti tra la popolazione, i virus possono circolare.”

COMMENTO: Curioso il fatto che Fazio abbia sottolineato con la voce la parola “devono”, in modo da far ben capire sin dall’inizio la propria convinzione. Un modo un po’ “fazioso” di iniziare l’intervista. Non è invece curioso il fatto che Burioni usi le analogie da par suo mescolando, come se la logica fosse un optional, argomenti che tra loro non hanno nulla a che fare (vaccini caschi e vino). Pochi sono in grado di capire al volo che la giusta critica all’etilismo non può essere un argomento a favore dei vaccini, o che il casco della motocicletta non viene iniettato nel braccino di un bimbo di due mesi.
Innanzitutto va detto che la vaccinazione è nata ed è sempre stata fatta per la protezione individuale, prima che per “responsabilità sociale” ed è questa la prima ragione che deve essere prospettata ai genitori che decidono se far vaccinare o meno i propri figli. La prima responsabilità del genitore è quella per la vita e la salute del proprio bambino. Successivamente, secondo alcune teorie scientifiche (solo in minima parte dimostrate), si è formulata l’ipotesi che se si raggiunge una certa soglia critica di coperture vaccinali (riferite a TUTTA la popolazione suscettibile, non solo ai bambini), si può ottenere ANCHE una protezione “collettiva”, perché si potrebbe interrompere la circolazione del microbo e QUINDI proteggere ANCHE coloro che per varie ragioni non possono vaccinarsi. Questo fenomeno è chiamato “effetto gregge” e si verifica certamente in alcune epidemie naturali e forse con alcuni vaccini. (Bellavite, 2017)

La teoria della immunità di gregge è stata originariamente coniata nel 1933 da Hedrich, che osservò che le epidemie di morbillo si verificavano solo quando meno del 68% dei bambini aveva sviluppato un’immunità naturale ad essa. Questa era basata sul principio che i bambini costruiscono la propria immunità solo dopo aver sofferto od essere stati esposti alla malattia. La teoria della “herd immunity” era costruita, infatti, su processi di immunizzazione alla malattia del tutto naturali e non aventi niente a che fare con la vaccinazione. Di fatto, molte epidemie del passato si sono esaurite spontaneamente per questo meccanismo, cui si sono aggiunte le migliori condizioni di vita e di alimentazione. Più tardi, i vaccinologi hanno adottato il concetto di “effetto gregge” e aumentato la cifra dal 68% al 95%, senza alcuna giustificazione scientifica del perché. La percentuale indicata del 95% (si noti: vale solo per il morbillo, che ha una alta contagiosità) è del tutto empirica, derivando dal fatto che percentuali inferiori non sono mai state in grado di eradicare il morbillo (a differenza del vaiolo e della polio che hanno risposto positivamente alle campagne vaccinali, persino con coperture enormemente inferiori). In sostanza, i vaccinologi hanno preso lo studio di Hedrich e lo hanno manipolato per promuovere i loro programmi di vaccinazione. Di fatto, il morbillo si è dimostrato resistente all’eradicazione in tutte le nazioni, anche in quelle con coperture molto alte, tanto che alcuni autori sono giunti alla conclusione che una immunità di gregge per il morbillo richiederebbe coperture del 97% e per tutta la popolazione (Van et al., 2010).

Una replica più precisa alla risposta di Burioni dovrebbe contemplare il fatto che egli ha qui parlato di “virus” e non di batteri. Forse ciò è dovuto al fatto che la immunità ai batteri non produce alcun effetto gregge e quindi la vaccinazione contro le malattie batteriche non farebbe parte di alcuna “responsabilità sociale”. Infine, va precisato che Burioni qui gioca con le parole e coi sentimenti per impressionare la gente: chi potrebbe essere contrario al concetto di “responsabilità sociale”? Chi scrive (Bellavite) ne ha fatto oggetto di molte pagine anche nel proprio libro sui vaccini (Bellavite, 2017). Tuttavia, un conto è la “responsabilità sociale” o la “solidarietà coi bisognosi più sfortunati” (atteggiamenti lodevoli e auspicabili), un conto il fatto che ciò sia IMPOSTO DALLO STATO AI SOLI BAMBINI MEDIANTE OBBLIGO DI LEGGE. La imposizione di un sacrificio personale per un compito sociale è soggetta a restrizioni particolarmente severe, nell’interesse della collettività, cosa che certamente la legge 119/2007 non rispetta, imponendo 10 vaccini, di cui solo i 4 virali si può sostenere che potrebbero (IPOTETICAMENTE) implicare la immunità di gregge come fattore di responsabilità sociale. Si deve anche considerare che per alcuni vaccini è piuttosto probabile il contrario: ad esempio i vaccini per la Pertosse, Haemophilus influenzae B e Varicella proteggono il singolo individuo ma hanno delle ripercussioni NEGATIVE sulla epidemiologia delle rispettive malattie infettive, aumentando anziché diminuendo i contagi e/o spostando verso la età adulta la comparsa di malattie che prima erano tipiche delle prime età della vita e quindi meno gravi.

Anche se in TV si deve essere sintetici, e proprio per questo, non è corretto far leva su dei concetti positivi e quasi indiscutibili (“responsabilità sociale”) per sostenere delle menzogne (“dovere” di vaccinare tutti i bambini). Una risposta corretta avrebbe potuto essere: “Perché vaccinarsi è utile al bambino al fine di diminuire la probabilità di contrarre alcune malattie infettive, sempre che il vaccino funzioni e per un tempo ragionevole. Inoltre, per alcuni vaccini si può sperare che alte coperture interrompano la circolazione del virus e quindi si possa ottenere anche un beneficio per coloro che non possono vaccinarsi. A tal fine però non basta di certo la sola copertura pediatrica”

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Fazio: E chi ci rimette?
Risposta: “Ci rimettono i bambini troppo piccoli per essere vaccinati, oppure quei diecimila bambini che stanno guarendo da un tumore e che rischiano magari di morire perché si prendono il morbillo da un compagno.”

COMMENTO: Per quanto riguarda i neonati (prima dei due mesi) il problema non riguarda la scuola bensì la famiglia e per questo sono state proposte varie strategie di protezione (es. vaccinazione delle gravide, allattamento al seno, strategia del bozzolo), che non hanno nulla a che fare con l’obbligo vaccinale pediatrico, da cui era partita la domanda di Fazio. Il bambino immunocompromesso è a rischio di diverse malattie infettive. L’entità di questo rischio dipende dalla natura e gravità del deficit immunitario. Ovviamente, i bambini in chemioterapia devono stare in isolamento e possono tornare a scuola solo quando hanno raggiunto un sufficiente grado di resistenza alle infezioni.
Inoltre, tali bambini e adulti possono (e secondo alcuni debbono) vaccinarsi per molte malattie, come TUTTE quelle comprese nell’esavalente, la meningite, l’influenza, il pneumococco (importante causa di batteriemia, polmonite e meningite in bambini immunocompromessi).

Quindi solo i vaccini verso alcuni virus (morbillo, parotite, rosolia e varicella) sono controindicati nei bambini immunocompromessi. In teoria, una vaccinazione verso tali malattie (se fatta non solo per le fasce di infanzia, ma per tutti, includendo soprattutto i medici e gli infermieri) potrebbe garantire una protezione da “gregge”, qualora il vaccino fosse così efficiente da sviluppare la protezione collettiva e, meglio ancora, da eliminare la malattia definitivamente. Ciò, purtroppo, deve ancora verificarsi per il morbillo e, anzi, la strategia vaccinale a tappeto pare creare problemi non indifferenti per la comparsa dei casi in età sempre più avanzate e per la evidente incapacità di fermare la epidemia mediante l’obbligo imposto dalla Lorenzin.
Eppure, l’argomento degli immunodepressi viene usato per toccare il sentimento dei telespettatori e difendere l’indifendibile obbligo pediatrico, in un modo che non è difficile definire strumentale (così infatti lo ha giustamente definito la ministra Grillo), ma che diventa anche irresponsabilmente pericoloso se diffonde disinformazione nel pubblico. Infatti, il problema va visto nella sua complessità e realtà epidemiologica e clinica, pensando innanzitutto alla salute del bambino che ha il problema della aumentata suscettibilità alle infezioni. Bisogna sapere (e dire) che la stragrande parte delle infezioni dei bambini immunocompromessi non derivano dalle malattie virali per cui esistono i 4 vaccini obbligatori virali, ma da ben altre quali: Aspergillosi polmonare invasiva, Candidosi invasiva, Polmonite da Pneumocystis jirovecci, Batteriemia da S. aureus e S. pneumoniae, Infezione da influenza A e B, Virus parainfuenzali, Infezione da herpes simplex, Cytomeaglovirus, Virus Epstein-Barr, Adenovirus, Virus respiratorio sinciziale.

Di conseguenza, sostenere che un bambino immunocompromesso possa frequentare la scuola se i compagni di classe sono vaccinati per morbillo-parotite-rosolia e varicella è una pura e semplice disinformazione, pericolosissima proprio perché trascura di dire che il bambino è comunque esposto a tutte le altre possibili fonti di infezione e persino alle infezioni delle malattie coperte da vaccino, ma eventualmente trasmesse da adulti del personale scolastico. Non è stato mai dimostrato che un bambino affetto da tumore sia stato contagiato da un compagno di classe e se anche fosse dimostrato un simile caso rarissimo, non sarebbe ciò sufficiente a sostenere la liceità di una imposizione della vaccinazione obbligatoria “a tappeto” per il morbillo, la quale certamente causa dei casi di patologia vaccinale (convulsioni febbrili 500 casi/milione di dosi, trombocitopenia 30 casi/milione di dosi, anafilassi 3 casi/milione di dosi, encefalomielite 1 caso /milione di dosi). In ciò si smaschera l’attuale uso strumentale dell’argomento “immunodepressione” per sostenere l’obbligo imposto dalla 119/17.

La già citata strategia del bozzolo è un bell’esempio di “solidarietà” verso il bambino che ha quei problemi e potrebbe forse essere estesa anche ai compagni di classe e di giochi (fermo restando che se il caso è grave non è opportuno comunque esporlo a rischi ambientali e deve essere tutelato con adeguato isolamento), ma ovviamente non può essere imposta per obbligo. Non vanno trascurate tutte le misure preventive di altro tipo (allattamento al seno, lavaggio mani, no fumo passivo, dieta equilibrata, diagnosi precoce, filtri negli impianti di areazione, ecc.) ovviamente. Per il morbillo, nella circolare 10740 del 2017 il ministero raccomanda anche la prevenzione mediante le immunoglobuline. Ultima cosa che dovrebbe essere ovvia, i bambini con raffreddore, tosse per qualsiasi causa o pieni di paracetamolo se ne stiano in casa.

In generale, il problema della raccomandazione al vaccino deve essere affrontato razionalmente soppesando i rischi della malattia, che spesso è molto rara, con i rischi di esporre al vaccino tutta la popolazione. Al limite, non sarebbe corretto esporre ad un rischio vaccinale, benché piccolo, milioni di persone, per evitare due o tre casi di malattia in una piccola minoranza persone che non possono vaccinarsi. Questo calcolo benefici/rischi è già stato fatto per alcuni vaccini, come quello della meningite B, che non a caso non è stato inserito tra gli obbligatori.
Anche se in TV si deve essere sintetici, e proprio per questo, non è corretto far leva su dei sentimenti di pietà e quasi indiscutibili (“bambini malati di tumore”) per sostenere delle menzogne (che questi sarebbero uccisi dal contagio prevenibile dal vaccino) e quindi l’obbligo universale.

Una risposta corretta avrebbe potuto essere: “Se i virus continuano a circolare ci rimettono tutti, e soprattutto i bambini troppo piccoli per essere vaccinati, oppure coloro che non possono vaccinarsi per malattie virali in quanto immunocompromessi. Per tali situazioni bisogna prevedere attenzioni particolari nella protezione da tutte le malattie infettive, che non sono certo solo quelle prevenibili da vaccino.”

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Fazio: C’è un’altra “DICERIA” che è quella secondo la quale i vaccini vengono somministrati senza alcuna discrezionalità da parte del medico. Ad esempio, se c’è un bambino malato, è come se la obbligatorietà non tenesse conto della situazione individuale…
Risposta: “dobbiamo avere delle coperture vaccinali molto alte proprio per difendere quei bambini malati, che non possono vaccinarsi”
Fazio: Quindi rassicuriamo tutti che se c’è un bambino che non può essere vaccinato, la obbligatorietà non lo riguarda…

Risposta: “L’obbligatorietà, o comunque avere una copertura vaccinale molto alta, serve per tutelare questi bambini che non si possono vaccinare, e anche gli adulti che non si possono vaccinare”

COMMENTO: A parte il fatto che una legittima preoccupazione dei genitori diventa qui una “diceria”, è evidente che la domanda era volta a sapere se la vaccinazione viene fatta tenendo conto della situazione individuale, vale a dire che se un bambino ha delle controindicazioni al vaccino, la obbligatorietà “non lo riguarda”. Burioni NON RISPONDE alla domanda e torna sull’argomento dell’obbligo che servirebbe a proteggere quelli che non possono vaccinarsi. Difficile dire se non ha capito la domanda o se la ha “svicolata”, non sapendo cosa rispondere. Di fatto, quello delle condizioni che consiglierebbero la esenzione dall’obbligo e del loro riconoscimento da parte dei medici delle ASL è un argomento che sta molto a cuore ai genitori, cui qui non viene data risposta.

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Fazio: Senta, quelli che dicono che i vaccini sono troppi, perché sono 10 (ma in realtà le somministrazioni sono 2, perché uno è un esavalente e vale per 6), vien da rispondere come nel film Amadeus in cui Mozart dice al re “Troppe note? mi dica allora Lei quali togliere”…
Risposta: “No, risponderei in un altro modo. Tutti quanti i vaccini messi insieme contengono circa 200 antigeni, le singole sostanze che stimolano il sistema immune. Una puntura di zanzara ne contiene alcune decine di migliaia. Un graffietto, molti milioni.”
Fazio: Quindi quanti sono gli antigeni, 200?
Risposta: “circa 200, tutti i vaccini messi insieme. Una puntura di zanzara, decine di migliaia, un graffietto sulla pelle sono molti milioni. Per cui, pensare di sovraccaricare il sistema immune con i vaccini è come pensare di sovraccaricare questo pavimento con una colonia di formiche”

COMMENTO: Qui dal punto di vista tecnico Burioni la fa troppo facile per varie ragioni. Innanzitutto non ha proprio senso paragonare quantitativamente antigeni diversi: esistono antigeni di tantissimi tipi di versi, alcuni sono perfettamente innocui (si veda quelli ad esempio contenuti negli alimenti o nei pollini, che sono patogeni solo per i soggetti allergici). Altri antigeni inducono la tolleranza anziché la reazione immunitaria. Qui stiamo parlando di una scelta di 200 antigeni tra quelli più selezionati dai microbi a scopo di invasione o di tossicità. Si pensi ad esempio a quelli del tetano e della difterite, o ai virus vivi. Sono antigeni francamente patogeni, verso cui il sistema immunitario dei mammiferi ha già sviluppato sensibilità multiple. Paragonarli a quelli di una zanzara o a quelli del terreno che potrebbe sporcare una ferita è del tutto improprio per non dire ridicolo. Una ferita non sviluppa alcuna “risposta immunitaria”, nel senso che se la ferita è disinfettata non c’è malattia e non c’è risposta immunitaria, se la ferita non è disinfettata, la lotta ai batteri NON viene fatta dal sistema immunitario ma dai granulociti neutrofili e dai macrofagi.

Inoltre, Burioni rivela la propria propensione a sparare cifre fantasiose allorché sostiene che la zanzara inietterebbe decine di migliaia di antigeni, una cifra inventata, visto che la composizione della saliva della zanzara è relativamente semplice, e contiene una ventina di proteine dominanti, di cui non è neppure detto che tutte fungano da antigeni (Valenzuela et al., 2002).

Ma la cosa più grave è che Burioni trascura di citare gli adiuvanti a base di alluminio, che sono le sostanze più pericolose dei vaccini, quelle che possono causare sia gli eventi avversi più rapidi (nei primi giorni dal vaccino ancora non si è sviluppata la risposta immunitaria), sia favorire l’innesco della autoimmunità a tempi lunghi. Non è certo questo il luogo dove trattare il pericolo degli adiuvanti, attivatori aspecifici della infiammazione, sia a livello locale (granulomi, neurite brachiale), sia nel sistema nervoso (miofascite macrofagica), basti sottolineare la faciloneria con cui si sostiene la innocuità dei vaccini in base al numero di antigeni iniettati.

Infine, è curioso che un virologo parli di “sistema immune” (termine usato più volte nell’intervista), mentre “Sistema immunitario” è la dizione corrente con la quale si definisce detto sistema, a partire dai manuali di scienza delle scuole medie di primo e secondo grado. Addirittura, se si digita “sistema immune” su Google si viene subito indirizzati a “sistema immunitario” senza neppure il famoso forse cercavi…?. “Immune”, si legge nello Zingarelli, sta per “caratterizzato da immunità”, mentre “immunitario” sta per “relativo all’immunità” e non per nulla nelle estensioni del lemma si legge “reazione immunitaria”, “risposta immunitaria” oltre che – appunto – “sistema immunitario”. Infatti, definire un sistema “immune”, cioè “caratterizzato da immunità”, sarebbe un po’ come dire che tale sistema è immune di per sé (immune da cosa?), mentre “immunitario” sta per “relativo all’immunità”, che è ciò che è intrinseco alla definizione del sistema in oggetto (si veda ad esempiohttps://www.mediatrainers.net/sistema-immune-sistema-immunitario/).

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Fazio: Altra “diceria”, poi andiamo in pubblicità, i vaccini producono alcune malattie, inducono, per esempio sono legati all’autismo.
Risposta: “No, questa è proprio una bugia, deriva da una pubblicazione del ’98 che poi si è dimostrato essere falsa. Abbiamo una grande certezza, abbiamo dei dati infiniti che non esiste alcuna correlazione.”

COMMENTO: Ormai la storia dell’autismo è una autentica bufala in tutti i sensi. A prescindere dal fatto che ci sarebbe molto da dire sulla questione della pubblicazione di Wakefield (che NESSUNO ha dimostrato essere falsa, è stata infatti ritirata per altre ragioni), a prescindere dal fatto che uno “studio pilota” più recente ha riportato, seppure con metodi che si potrebbero discutere) una maggiore incidenza di autismo in bambini vaccinati rospetto ai non vaccinati (Mawson et al., 2017), è persino ridicolo che tutte le discussioni si accentrino sull’autismo.

Ammettiamo anche che l’ipotesi (secondo cui alcuni casi di autismo, in bambini con disturbi gastrointestinali, siano stati causati da vaccinazione) sia stata smentita, QUESTA NON E’ UNA PROVA CHE I VACCINI SIANO INNOCUI! Vi sono innumerevoli lavori nella letteratura scientifica internazionale che dimostrano danni gravi da vaccinazione, sia come reazioni immediate, sia come disordini autoimmuni a lungo termine. Non vi è qui lo spazio per trattare la questione dei danni da vaccino, certamente anche di tipo neurologico (encefalopatia post-vaccinica), ma basti sottolineare la incongruenza di difendere i vaccini confutando una singola “diceria”.

La risposta corretta sarebbe stata: “No, questa è proprio una teoria non confermata, deriva da una pubblicazione del ’98 che poi nessuno ha confermato. Al momento la maggior parte delle evidenze mostrano che non esiste alcuna correlazione. Anche se fosse vero che i vaccini non producono autismo, ciò non escluderebbe che possano produrre altre malattie.”

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Voci citate

  • Bellavite, P. (2017). Vaccini si, obblighi no. Verona: Edizioni Libreria Cortina. Contiene 200 voci bibliografiche a sostegno di quanto qui affermato.
  • Mawson, A. R., Ray, B. D., Bhuiyan, A. R., & Jacob, B. (2017). Pilot comparative study on the health of vaccinated and unvaccinated 6- to 12-year-old U.S. children. J. Transl. Sci. 3, 2-12, doi:10.15761/JTS.1000186.
  • Valenzuela, J. G., Pham, V. M., Garfield, M. K., Francischetti, I. M., & Ribeiro, J. M. (2002). Toward a description of the sialome of the adult female mosquito Aedes aegypti. Insect Biochem. Mol. Biol. 32, 1101-1122, doi:S0965174802000474 .
  • Van, B. M., Kretzschmar, M., Wallinga, J., O’Neill, P. D., Wichmann, O., & Hahne, S. (2010). Estimation of measles vaccine efficacy and critical vaccination coverage in a highly vaccinated population. J R. Soc. Interface 7, 1537-1544, doi:rsif.2010.0086 [pii];10.1098/rsif.2010.0086.

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