Vaccinetica

IL SENSO DELLE COSE Anche qui chissà quanti ne hanno già parlato. Quando si va a vedere cos’è il senso, nasce una vertigine. Basta un dizionario, ma dopo tutte le definizioni ancora sfugge il senso, delle cose. Per non parlare delle cose. Si potrebbe dire che il senso delle cose coincida con la realtà. Mon Dieu, un’altra parola vertiginosa. In ogni caso bisogna far chiarezza. E per farlo occorre allargare il pensiero, inevitabilmente a livello universale senza perdere la dimensione locale.-

Alcune domande urgenti poste dagli ultimi sviluppi della vaccinologia potrebbero dare spazio a un neologismo: la vaccinetica. Sulla stessa scia di roboetica che solleva problematiche relative al rapporto persona/macchina, libero arbitrio, determinismo, responsabilità morale, artificiale in contrapposizione a naturale e al senso di queste cose.

Settori della ricerca, tutti concorrono ora nella ricerca di un quadro unitario e osservativo per un progresso reale nel campo sanitario e scolastico. Non si può prescindere, sia nell’impostazione sia nella soluzione dei problemi da una concorrenza di discipline e prospettive che includono aspetti non solo strettamente afferenti ai campi citati. In particolare va riconosciuto l’apporto sostanziale dell’etica nel configurare responsabilità e promuovere azioni. In questo senso la riflessione sui vaccini è un utile banco di prova per concezioni acquisite, così come uno stimolo per porsi nuove domande e cercare risposte e paradigmi diversi, al punto che si può parlare di vaccinetica.

L’accelerazione con cui si manifestano gli eventi emergenti da scuola e sanità, dovrà essere approfondita non più solo nel merito dei fondamenti scientifici ma regolata in modo preciso in ambito giuridico. Se si prendono in considerazione le inevitabili possibilità di errore, la liceità dell’uso di pratiche vaccinali diventa molto controversa a fronte di questioni irrisolte come non aver definito la differenza tra prevenzione e profilassi in ambito sanitario. Ed ecco che ancora si pone la questione etica sull’agire in una certa direzione, quella profilattica del vaccino, con un background di prevenzione totalmente assente che potrebbe vanificare o distorcere la validità della pratica vaccinale. Basti pensare quanto possa contribuire un edificio pericoloso nel determinare focolai epidemici di malattie gravi come SARS, Sindrome Acuta Respiratoria Grave, (mancata prevenzione nell’edificare con misure igieniche adeguate) e come vaccinare in questo caso sia del tutto inutile, ammesso che si possa fare. Rimane dubbia l’adozione di iniziative coattive nel promuovere vaccinazioni di massa in un quadro di confusi orientamenti teorici nei quali i principi etici non sono adeguatamente recepiti.

Le recenti svolte del Governo italiano che introduce nella prassi legislativa relativa alla legge 119/2017 una mera autocertificazione in luogo di più articolate procedure per poter iscrivere minori ai vari indirizzi scolastici, rientrano in quest’area della vaccinetica.

Leggendo articoli di Giornale si scopre che per realizzare le finalità del Governo occorre mettere in atto non una misura temporanea ma un insieme di accorgimenti che rendano progressivamente sempre più pacifico e meno conflittuale il rapporto tra cittadino e istituzioni sanitarie e scolastiche. E per dar corso ad esse bisogna realizzare due obiettivi: 1) alleggerire  gli oneri ricadenti in capo alle famiglie senza che vengano in alcun modo compromesse le positive finalità di prevenzione che vanno riconosciute, senza alcun dubbio, alle vaccinazioni; 2) consentire a tutti i minori di poter frequentare gli asili nido e le scuole dell’obbligo. A sostegno del perseguimento di finalità e obiettivi si annuncia una nuova campagna d’informazione sul valore dei vaccini come misura di prevenzione primaria.

Sorgono le seguenti domande urgenti:

  1. Quanto ha inciso questa storia dei vaccini concretizzatasi in una legge dello Stato nella caduta del Partito Democratico?
  2. Vaccini sicuri ed efficaci. È vero? In che modo si esplica questa verità?
  3. Nuova campagna di informazione sul valore dei vaccini come misura di prevenzione primaria: come, dove e quando verrà fatta questa campagna?
  4. Cosa vuol dire esattamente Prevenzione Primaria?
  5. Qual è il senso della separazione dell’Obbligo che si vorrebbe sopprimere, dal vaccino di cui si vuole riconoscere il valore come farmaco di prevenzione?
  6. Sussiste o meno la distinzione fra Prevenzione e Profilassi senza che tale discussione sia relativa a questioni di lana caprina?
  7. Il riferimento a una Informazione dà per scontato che ci sia già stata una formazione precedentemente acquisita nelle sedi istituzionali preposte (Università, ecc.) con una condivisione di intenti e un quadro compatto di conoscenze che sono fonte dell’informazione che si vorrà dare. Ci sono queste premesse formative alla base della campagna informativa?
  8. Gli strumenti che avvalorano la pratica vaccinale, come ad esempio potrebbe essere l’effetto gregge la cui dinamica si basa su modelli statistico-matematici che bisognerebbe approfondire, come molte altre questioni di merito, quale stato di applicabilità hanno in termini di sicurezza ed efficacia?

Tutti i dilemmi che sono tipicamente discussi nell’ ambito della vaccinologia, quali:

  1. Sicurezza ed efficacia in assenza di dati sufficienti per mancanza di coordinamento istituzionale;
  2. Esplosione di tecnologie informatiche (bioinformatica usata ad es. nella reverse vaccinology) e algoritmiche in ambito biologico sul fronte della ricerca, ma ancora fragili nella possibilità di applicazioni cliniche per limiti oggettivi di organizzazione e di risorse;
  3. Scenari di epidemie attese per fenomeni legati alla globalizzazione degli eventi;
  4. Certificazioni degli effetti già presenti in ambito patologico a causa del cambiamento climatico;
  5. Altri casi, su altri oggetti, che hanno incidenza, come lo stato di progressivo impoverimento che produce la rinuncia volontaria alla cura; di esodi più che migrazioni il cui impatto fra rischi e benefici di malattie e immunizzazioni è totalmente sconosciuto; di disuguaglianze rischiose che assumono la forma di esposizione al rischio attribuibile alle disuguaglianze sociali, come nel caso dei fattori di rischio nell’abitare in una casa insicura, che investe una quota non irrilevante della popolazione distribuiti però in modo molto disuguale a sfavore dei meno istruiti (si consiglia lettura e studio dell’ottimo grafico a p. 47 in Le Scienze n. 599);

tutti dilemmi che sollevano nuove e drammatiche responsabilità; drammatiche perché non esattamente individuabili a priori e giuridicamente incerte (l’incertezza giuridica deriva dalla mancanza di un giudice preposto a dirimere le controversie) e anche nell’assenza di effettività o caratterizzata da vaghezza (quali sanzioni siano comminabili).

D’altra parte l’etica vaccinale non può ridursi alla discussione del c.d. effetto gregge che si basa su modelli matematici anacronistici in quanto non hanno ancora accolto nelle condizioni iniziali che li sorreggono tutte quelle variabili ben poste di complessità, assolutamente necessarie per validare le conclusioni a cui pervenire, conclusioni che dovrebbero delineare obiettivi irrinunciabili in termini di solidarietà, sicurezza e tutela dei diritti soggettivi (per inciso le sentenze delle magistrature superiori che sono intervenute sulla legge 119 non hanno minimamente sminuito la rilevanza che pure avrebbe potuto essere vantata nella diatriba tra diritti soggettivi alla salute e interessi legittimi della collettività, configurandosi come sentenze di carattere puramente e solamente amministrativo e di mere competenze fra ripartite fra Stato e Regione o  conflittuali Stato contro Regione). Non si tratta di pericolosità dei vaccini, tutti i farmaci e non solo i farmaci soggiacciono al principio del rischio. Ognuno ha il suo destin dal di che nasce. Si tratta invece di sviluppi di frontiera della scienza e della tecnologia che presentano due caratteri estremi: urgenza di accogliere il più vasto contributo di conoscenze, competenze e mezzi per fronteggiare emergenze crescenti e un insieme di sistemi istituzionali compatibili con questa larga visione universalista, che permetta di definire un intorno del nostro vivere sostenuto da una cultura adeguata. La clausola è allargare lo studio delle malattie emergenti in un mondo che cambia, con un approccio transdisciplinare vaccinetico. La vaccinetica è dunque la vaccinologia più l’etica. L’accesso alle cure, l’impatto del cambiamento climatico, la tendenza in atto a un incremento epidemiologico sulla salute, richiedono la collaborazione di epidemiologi, climatologi, antropologi, sociologi e ingegneri ed altri esperti, per risolvere problemi medici che hanno radici sociali e ambientali.

Un caso su tutti per capirci: si parla spesso di produttività, raggiungere obiettivi con il minor spreco di risorse. Ebbene la produttività è intimamente legata all’intensità di capitale e cioè a quell’insieme di valori accumulati storicamente che opportunamente messi nel circolo (a meno che non venga privatizzato da pochi)  favorisca l’aumento del valore delle azioni umane, come il lavoro. Se non c’è l’intensità di capitale non c’è produttività. L’insieme dei valori accumulati dalle generazioni sono in particolare l’infinità delle conoscenze umane. L’efficacia di un vaccino, così come la produttività, non dipende solo dal vaccino, ma dall’insieme di tutte le conoscenze, etica inclusa, che ne configura lo stato di applicabilità, senza ricorrere dunque ad azioni coattive ma solo collaborative dando così visibilità, per analogia, all’intensità di capitale vaccinale. L’impulso all’allargamento delle conoscenze che fanno leva su distinzioni fondamentali e su azioni inclusive che realizzano la consapevolezza del contributo di ogni variabile al funzionamento di un sistema dà respiro all’eventuale norma che sappia riconoscere l’apporto vaccinioetico. Ammesso che alla vaccinetica si riconosca la natura di sistema. V’è necessità di una corretta informazione attraverso la quale l’intero corpo elettorale possa interagire nell’expertise. Si pone qui un altro tema di vaccinetica: la relazione che intercorre tra informazione e formazione.

Ci si potrebbe chiedere come mai l’insieme di questi vasti argomenti non siano stati affrontati con la dovuta profondità e siano rimasti elusi in quella frettolosa legge di cui si parla, la numero 119 del 2017.

Come affrontare questi problemi che derivano da improvvisazione, false urgenze ma anche misconosciute pericolosità e la mancanza di una governance che richiede interventi coordinati e coerenti a livello planetario, senza cadere in equivoci sui due grandi assi che compongono la vaccinologia? Come procedere in ambito giuridico, se ancora non c’è chiarezza sulla netta differenza che sussiste fra prevenzione e profilassi (Primo Asse) e sulla relazione strutturale che intercorre fra formazione e informazione (Secondo Asse)?

Se l’autocertificazione può essere un espediente provvisorio ma anche contradditorio, nel corso di queste ore, come avviare un’ampia discussione teorica e pratica sui vaccini affinché non abbiano più luogo improvvisazioni, dichiarazioni allarmanti di esperti e radiazioni di dissidenti che, insieme a misure obbligatorie, rappresentano il fallimento istituzionale sul fronte della lungimiranza, della saggezza e dell’apertura mentale?

Correlato a quanto scritto sopra, vi invitiamo a prendere visione al seguente il Rapporto Vaccini 2017, che descrive tutte le sospette reazioni avverse inserite nel 2017 nella Rete Nazionale di Farmacovigilanza (RNF).

Ve ne diamo un breve assaggio alla seguente immagine:

AIFA 2017 VENETO ITA

Fonti dell’articolo:
Vaccini, svolta del Governo: “Basta l’autocertificazione”, Giornale di Brescia, Giovedì 5 luglio 2018, p. 5
Elena Castellani, Robotica e filosofia, in Le Scienze luglio 2018
Il futuro della medicina 2018, in Le Scienze luglio 2018
Marc Augé, Ci salva l’infinità della conoscenza, Festival Filosofi lungo l’Oglio, Calvisano, 5 luglio 2018

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