LA VECCHIA E LA GIOVANE PIUMATA

LA VECCHIA E LA GIOVANE PIUMATA, la Gestalt dei vaccini

Antefatto

Si prendono in esame, confrontandoli, due articoli di giornale (collegabili ad altre notizie di giornali e televisione) apparsi su Il venerdì di Repubblica numero 1541 del 29 settembre 2017: il primo a cura di Giuliano Aluffi, Il rapporto tra migranti e malattie infettive? I numeri dicono: nessuno, a p. 59; e il secondo a cura di Marino Niola, Il trionfo dei ciarlatani nel nostro Paese in via di sottosviluppo, a p. 61.

Verrà usata nel presente scritto la metafora gestaltica (della forma) della Vecchia e della Giovane Piumata, una nota immagine utilizzata nella Psicologia della Gestalt, per dimostrare l’ambiguità percettiva che caratterizza l’uso di particolari figure.

Per approfondire quel che è qui sotto scritto, occorre riferirsi a un testo pubblicato da assis: Il mio ragionevole dubbio, Settembre 2017.

Testo

La storia dei vaccini assume, osservandone aspetti medicali e sociali, i caratteri di una Gestalt, la percezione cioè di forme che si trasformano sotto i nostri occhi. La Vecchia, che diventa, con una sottile trasformazione dei tratti, una giovane con in testa un cappello di piume, per tornare Vecchia subito dopo, in una oscillazione infinita delle due figure. Leggendo giornali, riviste e guardando i telegiornali, come ad es. l’ultimo numero de Il venerdì di Repubblica, ci possiamo convincere della reale Gestalt dei vaccini, in cui anche l’ormai famoso concetto di fake news, finisce per rientrare in questa categoria gestaltica. In un bel articolo di Giuliano Aluffi si parla di prevenzione. La prevenzione (ricordiamo che i vaccini sono farmaci che vengono considerati la misura della profilassi ideale contro gravi malattie in ambito medicale volto a prevenirle quando le malattie infettive esistono realmente e con dadi non truccati), viene esplorata da Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’Istituto nazionale malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma. Si scopre così come dev’essere la vaccinologia: senza allarmi inutili e affrontata senza rinunciare alla complessità dell’argomento e alla vastità degli elementi che concorrono a definirla. E questa è la nostra Vecchia.

Poi due pagine dopo a cura di Marino Niola (che forse non ha letto l’articolo di prima), i nostri vaccini diventano la Giovane Piumata. Qui la vastità e la complessità (bisognerebbe finalmente sapere cosa significa complessità) dell’argomento declina nello schematismo dei favorevoli e contrari per cui alla fine non si capisce più dove sta il contenuto e se ce n’è uno, e qual è la forma. Il contenuto è completamente assente: non si dice nulla, ma proprio nulla, di cos’è un vaccino, cosa sono gli adiuvanti e il loro contenuto chimico e farmacocinetico e che funzione fondamentale svolgono anche in termini purtroppo di tossicità a lungo termine, cos’è la reverse vaccinology, cos’è la stessa vaccinologia. Tutto, in questo brevissimo articoletto è ridotto a farci vedere la Giovane Piumata (i no-vax) come un’altezzosa individualista contraria alle istituzioni e avvezza ad ascoltare lo specchio della propria beltà e dei maghi imbroglioni. Ma questi no-vax dicono in realtà molte cose scientificamente fondate e si avviano a diventare la Vecchia: basterebbe leggere Il mio ragionevole dubbio, assis, associazione di studi e informazione sulla salute, Edizione SETTEMBRE 2017, © Copyright AJ ASSIS. Si dice che il non immunizzato da vaccino o naturale, cioè che non ha contratto la malattia, non è portatore di contagio, come non lo è il rifugiato, la cui buona salute lo rende resistente (questo è detto due pagine prima sulla rivista citata, detto da Ippolito).

L’associazione che sta emergendo (www.ilgazzettino.it/Venezia), in questo periodo, è equiparare il bambino non vaccinato a un untore di manzoniana memoria. Vediamo allora di fare chiarezza su questo punto che si rivela cruciale in tema di vaccini dopo l’entrata in vigore della legge 119/2017. Oltre che il rischio della reazione avversa è qui in discussione il beneficio dell’efficacia vaccinale, perché se il vaccino fosse davvero efficace, si potrebbe dire (con Niola cit.) che il non vaccinato potrebbe essere portatore di contagio; e come tale egli sarebbe un asociale che espone i compagni al rischio di contrare una malattia, mettendo quindi a repentaglio la loro salute. Perché questo ragionamento è sbagliato? Perché non viene preso in considerazione il reale rapporto tra vaccinazione e immunizzazione. Ricordiamo che l’immunizzazione può avvenire per vaccinazione o naturalmente, contraendo la malattia e guarendone. Ora la via naturale di immunizzazione comporta la necessità di distinguere malattie gravi da quelle meno gravi, a meno che non si voglia considerarle tutte gravi; evenienza questa autorevolmente smentita da Ippolito nelle pagine precedenti. Come dunque fare questa distinzione? Innanzitutto non parlando più al singolare. L’insieme di malattie e vaccini costituiscono un corpo di irriducibili singolarità. Ogni vaccino ha un peculiare profilo di efficacia, effetti collaterali, costi e va dunque valutato in modo specifico (assis, cit. p. 10). La relativa gravità perciò di ogni caso, di ogni vaccino, di ogni malattia, non è a priori che si può stabilire con calcoli probabilistici peraltro sulla base spesso di dati scarsi e di dubbia validità, ma è analizzando la storia della medicina, anche recente, dalla quale si può districare l’ambiguità percettiva della Giovane Piumata avventata e senza dubbi e della Vecchia saggia. Vengono allora in considerazione le parole di Carlo Rovelli a p. 61 Millennium settembre 2017 n. 5: “Restano una serie di questioni irrisolte. Abbiamo reso obbligatorio questo vaccino [per es. difto-tetano, poliomelite fino agli anni 70; più pertosse e poi epatite B negli anni seguenti; poi raccomandate morbillo, varicella, rosolia, influenza Men B ecc. ndr] e quell’altro … Siamo sicuri che siano tutti necessari? Qualcuno dice: forse dobbiamo ridiscutere su quali vaccini siano da rendere obbligatori. Può aver ragione. Non tutti gli Stati del mondo rendono obbligatori gli stessi vaccini. Il tema è complesso “.

Come affrontare questa complessità? La situazione può risultare meno confusa se sappiamo risolvere il seguente dilemma: “è il bambino non vaccinato portatore di contagio (come dice Niola) ovvero è il bambino sano non portatore di malattia appunto perché è sano?”. Se il bambino sano, mettiamo frequentante la scuola, dovesse ammalarsi, egli starebbe a casa (questo è sempre successo essendo una comportamento genitoriale che affonda le sue radici nel mondo animale di cui siamo ancora e per fortuna eredi responsabili) perché ammalato e verrebbe curato e quindi non coinvolgerebbe i compagni di scuola. Si verifica purtroppo ogni tanto, quello di ammalarsi e anche di non sopravvivere (Trento, Milano, casi di malaria, meningite). E di fronte a queste realtà tragiche si deve rispondere con la prevenzione e anche con i vaccini. In fondo questa logica di estendere o ridurre il numero di vaccinazioni rendendole obbligatorie in relazione ad eventi di epidemie, scardina il dualismo pro-vaccini e no-vaccini e costringe ad uscire dalla schematismo contrapposto. Come? Tracciando un’ampia prospettiva di confronto, articolata, attenta all’evolversi delle situazioni patologiche e a quella differenziazione per ogni caso, che è alla base del consenso informato. Situazioni di conclamato rischio per la salute pubblica sono prese in considerazione dalla stessa legge 119 (Per. es. Art. 1, 1-ter e Art. 1, punto 6) e dimostra come l’obbligatorietà debba seguire quel processo di inserimento della pratica vaccinale nel novero di un uso normale dei farmaci che va collegato a una prevenzione di ampio spettro e non così enfatizzata sul solo vaccinare come se fosse la panacea di ogni male; tanto più che il male incombente sembra essere solo quello del morbillo (… 800mila bambini non vaccinati a fronte di un aumento di casi di morbillo che arriva quasi al 250 per cento. Numeri allarmanti, Niola cit.). Il male non è il vaccino ma la mancata presa di coscienza basata sullo studio, la conoscenza e la pratica esercitata da medici; non è la vaccinazione da una parte separata dall’immunizzazione dall’altra, ma il considerare queste due grandezze correlate fra loro in un rapporto. Esploriamo questo rapporto nei dettagli. Partiamo da quel che dice Ippolito a p. 59 cit.: ” … il drammatico caso di malaria all’ospedale di Trento non vuol dire che questa malattia stia tornando in Italia … Abbiamo circa seicento casi di malaria all’anno e riguardano tutti persone che sono state in vacanza all’estero. E che avrebbero potuto prevenire la malattia con una profilassi adeguata, come quella suggerita sul sito http://www.viaggiaresicuri.it del ministero degli Esteri, dove l’istituto Spallanzani cura per ogni nazione una scheda su malattie locali, vaccini utili, comportamenti da seguire …”. Ecco questa immagine della Vecchia riporta il discorso sui vaccini nella sede della normalità: i vaccini sono farmaci che si inseriscono in una strategia più ampia di prevenzione che deve rapportarsi agli altri elementi che configurano lo scenario della buona salute. Così l’igiene dei luoghi e delle persone, il tener conto di cambiamenti epocali ambientali (dal macrocosmo al microcosmo come ad es. effetto serra, urbanizzazione, micro variazione epigenetiche, ecc.), non possono più essere visti separatamente dalla profilassi vaccinica. L’eccesso e l’avventatezza con cui l’obbligo vaccinale ha occupato la scena sociale è sub iudice. Escludendo il caso dell’evento avverso e degli effetti indesiderati (come si esprime il legislatore nella 119), occorre analizzare l’immunizzazione che certo i vaccini possono contribuire a potenziare, ma che va considerata in base alle seguenti evidenze per ciascun vaccino: (vedi pp. 14-17, assis cit.). Si capisce da questa analisi che si sofferma su ogni singolo caso di malattia e immunizzazione, che ogni conclusione deve pervenire dal chiarimento scientifico di merito. D’altra parte la stessa legge 119 prevede ad es. l’eventualità di somministrazioni mono componenti per i casi di immunizzazione naturale. (Art. 1, punto 2), anche se la loro reperibilità sembra preclusa.

Ecco, ogni generalizzazione o drastica presa di posizione che non tiene conto di quella complessità che si vorrebbe far credere rifiutata dai no-vax, in realtà viene ridotta a un semplicistico giudizio proprio nel momento in cui, quell’approccio analitico su ogni singolo aspetto dell’immunizzazione non è preso minimamente in considerazione.

 

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...