Vaccini: genitori e il cielo che cade

Fra le molte cose che ci fanno pensare che sia caduto il cielo su di noi, si capisce che l’unica cosa di cui i genitori sono stati privati è stata la preventiva, ampia, discussa informazione e che il consenso a vaccinare è stato estorto. È venuto a mancare il consenso informato. Il credere che si viva nel mondo della menzogna, che non si sapesse che la Costituzione prevale su ogni altra legge, che molti suoi articoli siano probabilmente violati e fa questi il principio di sicurezza sanitaria e il principio di precauzione, lascia i genitori in uno stato di prostrazione da attesa, in attesa che magistrature superiori dicano parole che confermino o meno questo credere.

Che a cinque anni non si va a scuola se non si è vaccinati e a sei ci si va pagando una ‘multa’, è esattamente la stessa cosa di continuare a inquinare pagando per farlo. La monetizzazione dei reati è davvero simile alla rinuncia della prevenzione, è una sconfitta in partenza. La negoziazione a posteriori di una informazione mancata a priori è una toppa al buco dell’informazione mancata. Così per i bimbi da zero a sei anni non c’è, se e solo se non c’è vaccino, scuola per loro.

Si torna a casa per chi già a scuola c’era stato e si sta a casa, come molti lo sono stati negli anni della vita in campagna, quando il cielo era ancora là al suo posto.

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