Vaccinati, scolarizzati e ben informati

In risposta all’articolo di Camon Ferdinando il 12 settembre 2017 su un quotidiano del Veneto.

Sostiene Camon che quando si è decisa l’obbligatorietà delle vaccinazioni, si è stabilito un dovere collettivo. È ovvio che quando si è decisa l’obbligatorietà delle vaccinazioni, si sia stabilito un dovere collettivo. La legge è obbligatoria e la norma non può essere singolare, essa ha il carattere intrinseco di astrattezza e generalità. Non esiste una norma che non sia obbligatoria, generale, astratta e non singolare. Ma è l’inciso Ci vacciniamo tutti, così la malattia sparisce, che introduce nel dovere collettivo, un assioma relativo alla biomedicina, non dimostrato e non dimostrabile, ma solo auspicabile. La malattia è come il virus, un bersaglio mobile, moving target, che si trasforma e quindi evolve, non sparisce, e l’enorme variabilità e numerosità dei bacilli portatori di malattie necessita di strategie multiple, coordinate fra loro e non solo vaccinali, cosicché “ci vacciniamo tutti” suona come una generica premessa all’auspicio della sparizione della malattia. È questo il traguardo, si dice nel testo, il traguardo del vacciniamoci tutti, è come il paradosso di Achille e la tartaruga senza però una somma geometrica che ne spieghi la tendenza. Il sabotare dunque un traguardo (infinitesimo, che non è mai raggiungibile) ha l’effetto di insinuare un potente senso di colpa, di voler isolare una componente sociale, marchiandola di epiteti che tutti possano riconoscere, i no-vax; un effetto inutile, discriminatorio, non informativo. Perché? Perché il non vaccinare è una posizione di difesa che viene dalla mancata informazione che preclude un consenso a vaccinare. Il consenso informato è stato eluso, non è stato opportunamente dato dallo Stato. La percezione del rischio non è sulla malattia, di cui è nota la pericolosità, e non è vero  che non vaccino mio figlio perché il rischio di prendersi queste malattie è basso (anche per non doverlo curare dal malanno), ma è l’osservazione oggettiva e documentata del rischio della reazione avversa che è nota ma sottaciuta; è la mancata associazione della vaccinazione al complesso dello stato immunitario di ogni bambino, singolare, non generalizzabile con inferenze statistiche e calcoli di probabilità e del quadro delle malattie sofferte almeno estese al nucleo familiare (quadro anamnestico e nosologico). E tutto questo impedendo che possano manifestarsi immunizzazioni naturali, che anch’esse si rendono accettabili come rischio, nel momento in cui è definita l’eventuale situazione di immunodeficienza. Un bambino ben protetto naturalmente può far fronte a nuovi e vecchi bacilli, evitando che i bambini vaccinati possano per periodi significativi essere portatori di virus da vaccino. Questa è la differenza: la medicina ha il compito di rilevare quali bambini sono più fragili, non solo per poterli curare o proteggere o rinforzare, ma per consentire ai meno fragili di dotarsi, nella complessa relazione con l’ambiente (interno ed esterno), di anticorpi, senza che questi siano stimolati da vaccini. Non si tratta di una visone spartana dell’educazione sanitaria e dell’igiene, ma di quell’ipotesi dell’igiene che vede nell’uso eccessivo di farmacologizzazione un rischio per la salute (l’estrema complessità del micro bioma richiede che non si alterino troppo le associazioni fra un numero di batteri di ordine maggiore rispetto al numero delle cellule umane). Ho il diritto che il compagno di banco di mio figlio sia vaccinato, viene detto, ma non è questa la condizione per proteggere dalle malattie che erano state sconfitte dai vaccini e che ricompaiono perché non si rispettano le percentuali di copertura vaccinale. Però non è il compagno non vaccinato la minaccia. Ammessa la rigida scelta di opporsi alla pratica vaccinatoria, è la mancanza di non aver predisposto un piano sanitario, sacrosanto per la materia di cui si parla, che avesse chiarito, e per tutti gli interlocutori fino a raggiungere i genitori, la reale portata della herd immunity. Si dice: Tu puoi essere non vaccinato perché lo sono io che insieme agli altri vaccinati ti ospitiamo in un involucro protetto. E questa è l’immagine statistica suggestiva, ma con poca aderenza alla realtà. È la stessa cosa di quando si dice che qualcuno prende il tram senza pagare il biglietto. Questa informazione è cruciale perché si capisce come il numero e il tipo di vaccino potevano essere ben diversificati e ridotti con diminuzione sensibile del rischio di reazioni avverse, rendendo accettabile il vaccinare come misura di profilassi. Queste affermazioni come Tutti obbligati a vaccinarsi, Soglie minime o massime di copertura vaccinale, non tengono conto della variabilità reale dei complessi fenomeni legati ai vaccini. Certo è molto semplice e meno costoso e più pratico vaccinare tutti, contro tutte le malattie vecchie e nuove, ma è anche molto più rischioso farlo, ammesso che esistano tecnologie che lo consentono e che esse stesse siano conoscibili in ogni aspetto produttivo di vaccini. Ed è piuttosto difficile monitorare nei lunghi periodi della scienza (a fronte dei brevi periodi della politica), esiti e richiami periodici delle immunizzazioni artificiali che con le immunizzazioni naturali darebbero invece esiti certi e senza richiami. Non si vuol dire facciamoli ammalare di morbillo che così si immunizzano naturalmente a vita, né di altre malattie fra quelle di cui si parla nella legge 119/2017. Ma di capire che sono i genitori informati e formati il vero anticorpo. Gli stessi che in quanto tali votano con cognizione di causa. L’uomo che non ha finito le scuole dell’obbligo non dovrebbe poter votare, dice Camon. L’inquinamento è, con una ardita combinazione fattoriale, dato sui due fronti, vaccini e scuola, con le stesse modalità: il bambino non vaccinato inquina l’ambiente, il genitore ignorante inquina il risultato elettorale. La facile ma erronea consecutio (chi non vaccina è ignorante), è facile da smascherare. Basta guadare la storia italiana dal dopoguerra ad oggi per vedere che chi si pone in maniera critica nei confronti dell’obbligo vaccinale, ha il più alto profilo di scolarizzazione. Sarebbe bastato informare una volta per tutte e comprendere e conoscere e applicare e interpretare – che cosa sono i vaccini, cos’è la herd immunity, quale contributo ha dato la reverse vaccinology, quali e quanti dati validi e attendibili su epidemie che non sono pandemie siano disponibili e consultabili – per attuare politiche sanitarie in concorso con le linee dell’etica della biomedicina da cui emerge con forza il principio del consenso informato, che questo sì, fa raggiungere traguardi tangibili di civiltà. Sembrano tutte cose poco trattate nel testo di Camon, ma che costituiscono un insieme di condizioni necessarie per raggiungere la sufficiente condizione di partenza per convivere, vaccinati e scolarizzati, e ben informati. Così ci raccontiamo questa storia

Remigini a scuola

Sarebbe importante sapere quanti di coloro che in modo diretto o indirettamente hanno partecipato a rendere effettiva la legge 119 che stabilisce l’obbligo vaccinale, sanno cos’è la reverse vaccinology. Questa reverse vaccinology è il motore di quella legge e la sua storia, ma soprattutto il suo contenuto tecnico e scientifico, si pone all’origine di quel che sta accadendo in questa complessa materia sui vaccini che sembra collocarsi on the edge of the caos, al margine del caos. I ministri firmatari della legge e i promulgatori e anche il guardasigilli dovrebbero esserne a conoscenza di questa reverse vaccinology; ed esserlo nel merito del suo aspetto bio medico, e non solo in termini generici, così come i molti ricercatori e medici e perfino produttori dei farmaci che ne sono, questi ultimi, di quella tecnologia, il prodotto. L’estrema parcellizzazione dei saperi e delle abilità può contribuire a smarcarsi da questa conoscenza. Ora si può supporre che questa reverse vaccinology la conoscano quattro gatti, certamente gatti di alto profilo accademico e scientifico. Ma ci si potrebbe sbagliare e scoprire che invece la reverse vaccinology è di dominio pubblico. E siccome i genitori che hanno la responsabilità dell’atto di vaccinare i propri figli (o non è così?), sono parte di questo pubblico colto (nel frattempo tutti sono guariti dalla cecità di Saramago), vogliono raccontarsi questa storia della reverse vaccinology, essendone proprio competenti e avendo capito come stanno esattamente le cose, e rendendone partecipi anche i pochi che ancora non sanno (il cinque per cento). Siamo nel 2004. I laboratori storici dei vaccini languono in un vuoto di consapevolezza dell’importanza che essi possono avere per far fronte alle malattie molto gravi che attanagliano ormai il mondo intero e con più pericolosità in quella parte del pianeta malnutrito e povero, dove peraltro microrganismi patogeni imperversano. Parte la caccia al vaccino. La ricerca di nuove tecnologie per produrre vaccini e far fronte a epidemie e pandemie globali diventa strategica. Lo scenario epidemiologico è oscurato da minacce incombenti di pandemie influenzali che non possono essere più affrontate con i metodi tradizionali da antigene a gene; ma diventa molto difficile preparare preventivamente vaccini e nella quantità sufficiente contro virus che sono veri e propri bersagli mobili, moving target.

Vari approcci vengono messi in atto per fronteggiare pandemie, dal virus chimerizzato in grado di vivere così poco da essere comunque in grado di sollecitare il sistema immunitario, creando una memoria immunitaria; alle tecnologie ricombinanti in grado di produrre grandi quantità di vaccino, il cosiddetto seed-stock.  Ma c’è un’altra possibilità per costruire vaccini in grande quantità e variabilità, efficaci e depurati: la reverse vaccinology, inizialmente chiamata reverse genetics. Si parte dall’intero genoma per individuare tutti gli antigeni possibili.

La storia prosegue sul Ragionevole dubbio. Informarsi è un dovere e il diritto è quello che anche gli altri lo siano, informati. A meno che il dialogo di Platone (dice Camon, Quando Platone diceva che a governare lo Stato devono essere i filosofi, intendeva che la gente sa quel che fa col suo voto)  non diventi il monologo di Amleto (dice Camon, vaccinati e scolarizzati, la convivenza parte da qui).

Nonno Pier

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