Di ritorno da Trebisonda

Nell’articolo di Panarari dell’otto settembre si dice che c’è una prepotente irruzione sulla scena pubblica del movimento antivaccinista corteggiato dal Movimento 5 Stelle, dalla Lega Nord e dalla Regione Veneto. Di qui, l’opportunità di andare alle radici culturali e sottoculturali del movimento stesso che si discosta in modo anomalo rispetto alle nazioni liberaldemocratiche compiute e avanzate.

Come non essere d’accordo sull’opportunità di andare alle radici culturali dei movimenti che condizionano le relazioni tra Stato-apparato e Stato-Comunità in materia di vaccini? Andare alle radici significa, come premessa ineludibile di metodo, evitare schematismi del tipo a favore o contro e assumere l’idea della complessità e del contesto di un’epoca postmoderna.

L’articolo prosegue poi riconoscendo le preoccupazioni dei genitori che sono, beninteso, comprensibili e rispettabili per l’opportunità nella scelta di vaccinazioni e l’eccesso in generale di farmacologizzazione.

Ed è proprio la preoccupazione dei genitori centrale in questo argomento, portatrice di timore e senso di colpa, come quando ad es. essi leggono l’Art. 5-quater della legge 119/2017 Indennizzi a favore dei soggetti danneggiati da complicanze irreversibili da vaccinazioni. Si dice che le disposizioni si applicano a tutti i soggetti che, a causa delle vaccinazioni, abbiano riportato lesioni o infermità dalle quali sia derivata una menomazione permanente dell’integrità psico-fisica. Una preoccupazione che diventa ancor più convinta quando alle vaccinazioni si sommano altri farmaci, un’evenienza che una società sempre più soggetta a imprevedibili variazioni ambientali, richiede, spesso con un eccesso di farmacologizzazione che tende a incrementarsi per l’efficacia decrescente, vedi gli antibiotici.

Dentro queste legittime preoccupazioni, diventa quasi secondario il tema della logica del profitto che condiziona (necessariamente se si vogliono far quadrare i conti della aziende produttrici di farmaci), le politiche produttive di Big pharma. E non si tratta neppure di genitori romantici (nell’articolo si dice che l’arcipelago no-vax è votato al Romanticismo, alla pseudo medicina antipositivistica e un certo postmodernismo intriso di complottismo) che idolatrano una natura incontaminata, visto che loro stessi vivono ogni giorno consapevolmente un degrado del suolo, dell’aria, dell’acqua che incrina le fondamenta dell’esistenza materiale e spirituale. Quando questi genitori chiedono che le cose (il vaccinare dopo essere stati opportunamente informati e formati) si facciano aderendo al principio di precauzione (convenzione di Oviedo), non manifestano un egoismo individualistico ma esigono il rispetto di un diritto personalissimo costituzionalmente sancito e chiedono, come Stato-Comunità, che lo Stato-Apparato agisca, prima informando e lasciando libertà di espressione e parola e poi eventualmente adottando in materia di salute pubblica obblighi vaccinali. In ogni caso, tutti i passaggi e i prerequisiti infrastrutturali (anagrafe vaccinale, ricostruzione assistita dal medico di famiglia del quadro nosologico e anamnestico a livello personale e familiare ecc.) devono precedere una diffusa vaccinazione di massa, che comunque deve essere consenziente, articolata e prudente, adeguata all’evoluzione epidemiologica e allo stato immunitario personale complessivo (innato, naturale, acquisito).

Il più recente orientamento della medicina anche a livello di studio è teso a ricostruire lo stato genico e genomico di ogni individuo potendosi così applicare una medicina molecolare. Tutto questo impedisce di affrontare la questione dei vaccini con contrapposizioni e schematiche semplificazioni che individuano, come capri espiatori, i no-vax , che già l’epiteto assomiglia molto alle famose capre di cui parla Sgarbi. Si tratta dunque di assumere l’intera complessità della questione, come fa la scienza e come è stata affrontata nei paesi scandinavi e nella regione Veneto. Non si capisce perché la regione Veneto, con il tentativo poi fallito di dare uno spazio di scelta e preventiva informazione (a questo serviva la moratoria 2017-1019), un tempo sufficiente per valutare l’impatto dell’obbligatorietà e monitorarne gli effetti (incremento o non incremento di vaccinazioni o varietà delle tipologie di vaccinazioni che si possono rendere disponibili), sia poi relegata fra le componenti ideologiche della “postideologia”. O come i paesi scandinavi che non hanno obblighi vaccinali e sono riconosciuti come nazioni liberaldemocratiche compiute e avanzate, in cosa differiscano dal Veneto, in tale materia, che vorrebbe negoziare la pratica vaccinale, disponendo di anagrafe relativa. Non si vede alcun nesso postideologico, anche perché le coperture vaccinali non sono mai state inferiori ad altre regioni. Non si capisce neppure – così si può leggere sparse fra le righe a proposito dell’atteggiamento del movimento no-vax – tanta determinazione e profusione di aggressività dei toni, propaganda incessante di bufale, pseudoverità alternative, isterismi ossessivi, infinita campagna perniciosa di fake news, tutto riversato su persone che chiedono solo il rispetto della sequenza Informazione-Vaccinazione e non il viceversa. Quando altre questioni più o meno associabili o correlabili ai vaccini, per es. l’innegabile avanzamento del riscaldamento globale che tanta parte ha nel rimescolare e diffondere patogeni, oppure l’inquinamento del suolo, aria, acqua e fuoco dentro i corpi umani, non sia trattato con altrettanta dovizia di offensive aggettivazioni. Inutile dire che le fake news esistono. Tutti lo sanno, molti le alimentano, pochi riescono ad eluderle spesso per la carica fortemente pubblicitaria di cui sono fatte. Ma non sono tali quelle che si rifanno alle dichiarazioni autorevoli degli ineluttabili cambiamenti climatici dei quali si parla ormai dall’inizio del terzo millennio forieri di nuove malattie o del ritorno di quelle vecchie o di convergenze in altri luoghi di quelle aliene. E l’idea di poter disporre non di una ventina di vaccini ma di centinaia di vaccini programmabili con le nuove e avanzate tecnologie genomiche e di bioingegneria potenziate dalla bioinformatica, non sembra praticabile.  Che un’idea fatichi a farsi strada per un limite di un hard disk mentale che non riesce a stare al passo con un software tecnologico, anche questo appare come un problema reale che ha bisogno, per essere ben posto, di dati, previa informazione, formazione. Più si va avanti e meno risulta appropriata la coercizione in qualsiasi campo della vita sociale.  Laddove non solo si sostituisce o si rinforza un sistema immunitario, ma anche dove si va a sostituire l’intelligenza, che diventa artificiale, in cui l’input primario di un’etica eventuale di un robot, potrebbe essere data solo da un’autorità tecnologica e scientifica, che deve perciò essere ancor più vicina a chi non ha competenze specifiche. Coercizioni e competenze possono conciliarsi mediante un percorso di etica clinica e non di dispositivi cogenti.  Vorrà dire, come dice mio nipote sicuramente più avanti di un nonno criticone,  che gli infiniti vaccini li daremo ai robot (ha detto proprio così pur non parlando affatto di vaccini dell’era globale sublimatisi nella legge 119) e che se la vedano loro nei dettagli incomprensibili di dialoghi che essi sono in grado di elaborare già oggi: robot che parlano fra loro con linguaggi a noi ignoti. Ma ancora, nel variegato e dotto mondo delle arcane corrispondenze aristoteliche di cui si fanno ligi portatori gli influencer della biomedicina per magnificare questa legge dei vaccini obbligatori (Cattaneo), si colgono incongruenze che impediscono la discussione e il confronto, esattamente l’opposto dell’idea di Galileo che la disputa si fa attorno a qualsiasi cosa. Sia essa su matematica, fisica o ingegneria. La narrazione che si fa ripercorrendo la storia del pensiero scientifico, ci fa scoprire che pregiudizi e errate percezioni sono riconoscibili quando si rendono evidenti le aporie che caratterizzano tuttora le teorie dei fondamenti della materia e dell’energia. Se si assumono le discipline che configurano la scienza oggi in un quadro fra complessità e indeterminazione (Ruelle D. premio Fields), si scopre che il metodo scientifico si è enormemente arricchito di nuove opzioni non più riconducibili allo schematismo fuori/dentro o vero/falso. I percorsi di etica clinica assumono la prudenza come cardine dell’operare sperimentale, quello che poi si è tradotto nel caso Stamina come l’elusione delle dettagliate informazioni prodotte dalla comunità scientifica. Nel caso Stamina non v’era alcun principio di prudenza per chi operava ed era pienamente adottato, per chi controllava, il principio di preventiva informazione che si realizzava attraverso appelli e dettagliate misure di procedura che la comunità scientifica offriva.

Tutto questo invece con l’adozione della legge 119 non è avvenuto, peraltro nell’inversione dei ruoli (in Stamina era lo Stato a impedire la sperimentazione e la collettività sceglieva la terapia; con i vaccini è la collettività che subisce la coercizione e lo Stato promuove la profilassi) ed è questa la cosa di cui si vuol parlare. Non di una malintesa solidarietà relativa alla herd immunity per cui si finisce per rifiutare un dovere (l’obbligo vaccinale) che deriva dalla necessità di stare in una comunità, condizione primaria quest’ultima per realizzare il processo di socializzazione umana. Ma doverosamente nella necessità di esercitare il pensiero critico, di essere preventivamente informati, di non subire reticenze, anche se questo richiede uno sforzo di apprendimento e di un sostegno formativo per attuare quella continuità del processo di conoscenza, oggi ineluttabile, un long life learning, per sopravvivere. Il dispositivo di legge di cui al comma 4 dell’articolo 1 recita con una contorsione di rara abilità giuridica: In caso di mancata osservanza dell’obbligo vaccinale di cui al presente articolo, i genitori … sono convocati dall’azienda sanitaria locale … per un colloquio al fine di fornire ulteriori informazioni sulle vaccinazioni e di sollecitarne l’effettuazione. Così le ulteriori informazioni avrebbero avuto un senso compiuto, se fossero state date prima le informazioni.

Nonno Pier

 

Note per il Lettore

Leggendo alcuni articoli di giornale apparsi recentemente, firmati da autorevoli personaggi del mondo accademico, e in considerazione di tutto quel che sta accadendo intorno all’argomento dei vaccini, si può pensare di tornare a casa, per fare ancora uno sforzo di ulteriore lettura e approfondimento di un tema così complesso e che, forse per le scadenze amministrative impellenti o per altri motivi, provocano in chi si è impegnato su questo fronte, esigenze di incontrare consensi motivati, ben fondati nella cultura della scienza e della legge, in modo che anche discipline non specifiche dell’ambito della biomedicina, possano contribuire a dare orientamenti comportamentali utili e idonei a sostenere colloqui e a potersi confrontare per trovare soluzioni condivise.

Gli articoli di giornale hanno rimesso in moto altre fonti, altri contributi e una lettura più puntuale delle leggi.

Panarari Massimiliano (docente di Analisi politiche e Management Pubblico, Università Bocconi), Idee non vax: egoismo travestito da libertà?, in Giornale di Brescia, Venerdì 8 settembre 2017, p. 9

Panarari Massimiliano (docente di Analisi politiche e Management Pubblico, Università Bocconi), Le idee di un chip e le leggi di Asimov, in Giornale di Brescia, Sabato 9 settembre 2017, pp. 1 e 9

Galvagni Lucia (2003), Percorsi di etica clinica, EDB Edizioni Dehoniane, Bologna

Cattaneo Elena, Vaccini, in La Repubblica, 27 agosto 2017, Internet

Cattaneo Elena, Senza ricerca non c’è cambiamento, Internet

Dobroczyński Bartolomeo (1997), New Age Il pensiero di una “nuove era”, Bruno Mondadori, Milano

Bertuglia C.S. e Vaio F. (2003), Non linearità, caos, complessità, Bollati Boringhieri, Torino

Bertuglia C.S. e Vaio F. (2011), Complessità e modelli, Bollati Boringhieri, Torino

Legge 119/2017, Obbligatorietà dei vaccini

Disegno di legge 2688/2017, Fake news

Convenzione di Oviedo recepita dall’ordinamento giuridico italiano

 

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