Nessuna Cultura senza Libertà

L’attuale vicenda dei vaccini mi riporta alla mente un lavoro fatto quarant’anni fa alla scuola media. Si chiamava allora – la cattedra di cui ero titolare provvisorio come supplente – Matematica e Osservazioni scientifiche.

Fu un’esperienza di lavoro molto gratificante perché quando si faceva scuola si realizzava una interdisciplinarità spontanea con colleghi e presidenza, si viveva il rapporto con gli allievi a tutto campo, anche di calcio, si leggeva nei loro occhi una curiosità perenne, un coinvolgimento affettivo che ricordava il padre a caccia col figlio nelle sconfinate praterie della conoscenza.

Fu una di queste che riuscimmo a elaborare, io nipote di un noto virologo e un collega ingegnere cugino di un famoso Nobel, una dispensina che riguardava i virus. In quegli anni, primi anni Settanta del secolo scorso, giravano bellissimi atlanti che descrivevano il comportamento di questi organismi in modo chiaro senza rinunciare all’estrema complessità dell’argomento. In breve scoprimmo che il virus è una manifestazione della vita. Ponendosi tra un mondo fisico-chimico e un universo biologico, diventava un oggetto ideale di studio, anche per piccoli adolescenti, per capire come l’evoluzione si manifestasse con tutte le sue straordinarie regole di mutazione e selezione.

Fummo costretti ad allargare e contemporaneamente a restringere sterminati campi del sapere e tradurli in linguaggi accessibili a noi e ai nostri scolari stupefatti. Emerse come Italiano e altre lingue, Scienze, Matematica, Storia, Geografia e anche Religione e Musica coesistessero, senza che vi fossero discipline ancelle di altre: come cioè ogni materia fosse in grado di avere la sua dignitosa prestazione e contribuisse alla forma finale che non era parti senza un tutto. Era un tutto provvisorio, di passaggio ma ben organizzato nel suo stato di provvisorietà; nella sua scala possedeva dei segni che si potevano leggere, anche intuitivamente. Così questo straordinario mondo dei virus ci parlava di dimensioni infinitesime che però la mente poteva immaginare. La matematica ricomponeva nella numerosità e nella dimensione un mondo vivo e che non finiva di mutare, in tempi brevissimi la sua natura. Era proprio un fiume che scorreva imprevedibile e caotico.

Era anche un mondo intelligente che appariva e, negli aspetti negativi per noi – pensavamo alle gravi malattie che i virus, scelto un vettore, avrebbero potuto trasmetterci – ci si allarmava un po’. Ma si era allora capito la sproporzione fra un universo immenso di tentativi di colonizzazione da parte di microorganismi e quanto l’allargare la propria visione culturale fosse l’antidoto migliore, reclutando a questa cultura che poteva chiamarsi prevenzione, ogni minimo e parziale contributo di ogni sapere, scoprendo come ogni disciplina scolastica avesse un suo ruolo esplicativo, applicativo, interpretativo e come l’assenza anche di un piccolo sapere apparentemente lontano dall’oggetto di studio, in realtà fosse determinante di una consenso: il consentire che l’insieme di vaste conoscenze potesse colonizzare le menti facendo fronte a quell’altra colonizzazione di cui i virus erano artefici insopprimibili.

Nasceva così un’idea nutrita di dati, guidata da ipotesi, perfino controllabile negli esiti di esperimenti mentali, del limite: una tendenza a un probabile equilibrio di fenomeni che si svolgevano come rotoli di carta su cui era narrata la storia umana. Una storia intrisa di insegnamenti, come se questa storia fosse maestra di vita. Era dunque la cultura, compresa la conoscenza delle dinamiche virali, il grande antidoto alla malattia possibile. E questa cultura portava con sé un carattere distintivo: la libertà. Ci si era proprio convinti che non vi sarebbe mai stata cultura senza libertà.

E così ogni forma di coercizione diventava l’elemento riconosciuto di impedimento di ogni processo che avesse a che fare con la vita e la storia della vita. Oggi, di fronte al processo legislativo che obbliga a vaccinarsi, scopro come fosse vero quel che avevamo fatto, come fosse vero che quel rischio di ridurre la prevenzione alla profilassi, quel rinunciare alla vasta cultura in nome di un’angusta parcellizzazione dei saperi e delle poro pratiche, quella necessità di affrontare le cose con il contributo di ogni più piccolo pezzetto di conoscenza e il non farlo, fosse proprio un mondo non auspicabile perché avrebbe recato una nefasta falsità come suo tratto peculiare.

Nonno Pier

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...